La prima parola che mi viene in mente se penso all’India è: disordine.

Disordine: perché è il primo impatto che mi ha dato questo paese, così grande e sovraffollato.

Ho pensato a questa parola quando, appena uscita dall’aeroporto di Delhi, mi sono trovata faccia a faccia con il suo traffico, fatto di macchine, moto, tuck tuck, e chi più ne ha ne metta.
Tutti che corrono all’impazzata senza un senso, suonando il clacson in continuazione, su strade dove l’unica regola che vige è quella di chi arriva primo.

Vista dal forte

Ci ho pensato quando, camminando per le vie, sono stata soffocata dai suoi odori.
L’odore di spezie che entra nel naso pizzicandolo e poco più in là quello nauseabondo di qualche fogna a cielo aperto.

Disordine, che ho trovavo anche nelle persone: miscugli di religioni, etnie, lingue.

Che cosa porta milioni di persone a visitare l’India?

Forse per gli straordinari templi che riempiono il suo territorio da Nord a Sud.
Intrinsi di storia, curati in ogni microscopico dettaglio, venerati come Dei.

Tempio Kamasutra

O forse, per il fatto che non è solo un paese in cui la povertà spaventa e le condizioni igieniche sono terrificanti, ma è soprattutto una terra, fondata sulla spiritualità.

Quella stessa spiritualità che ho trovato negli sguardi delle persone, nei colori degli abiti delle donne, nei templi, ma anche negli animali.

Camminando per il suo labirinto di strade ho incontrato ad ogni angolo luoghi di culto: templi, statue, immagini sacre.
Le persone si affidano completamente alla fede.
Durante la notte le si sente pregare.
Ogni giorno, mattina e sera, le ho viste riempire i templi per la puja o lavarsi nel Gange per pulirsi dai peccati.

L’India è un paese ricco di contrasti: ricchezza e povertà, sporcizia e pulizia, frastuono e silenzio.

È quel paese in cui persone e animali convivono a stretto contatto e condividono le stesse pene.

Mucca sacra

L’India non si può spiegare, va odorata, va scoperta, ma soprattutto va vissuta sulla propria pelle con un’apertura mentale tale, da poterne percepire le più piccole sfumature.

Taj Mahal con la nebbia del mattino
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13 thoughts on “India: terra di contrasti”

  1. Che bello leggere la “tua India”, chiunque ci va porta con se qualcosa di diverso e uguale allo stesso tempo… La mia India è colore e caos… Mi piace molto questo tuo punto di vista…

  2. Sono stata in Sri Lanka solo una volta e ricordo che mi emozionò tantissimo. La chiamano la lacrima dell’India ma molti mi hanno detto che in realtà non si assomigliano poi molto. Vorrei mettere piede in terra indiana, quella vera, ma al momento l’idea mi spaventa un pò. Ho il timore che le aspettative che ho mi crollino addosso e non sono ancora pronta a far cadere il mio mito! Bellissima l’india attraverso i tuoi occhi! Un abbraccio <3

    1. Hai proprio ragione, a volte non si affrontano alcuni viaggi proprio per paura di rimanerne delusi. Bisognerebbe riuscire a partire senza troppe aspettative e prendere quel che si trova.

  3. L’India penso sia il paese più “discusso” tra i viaggiatori, c’è chi lo ama alla follia e chi non vorrebbe tornarci più. Io non ci sono stata, non mi sento ancora pronta. Magari in futuro 🙂 bel post!

    1. Ti ringrazio tanto! Devo ammettere che anche io ho sentito pareri contrastanti, a me è piaciuta ma per ritornarci aspetterei almeno 10 anni, non è un posto in cui non vedi l’ora di tornare.

  4. Amo l’India e ne scrivo tanto sul blog, leggere questo post mi ha fatta tornare indietro al primo viaggio, alle prime sensazioni. Sto programmando il prossimo viaggio in questa terra e non vedo l’ora di tornarci.

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